Il Cristallo COLLEVILCA

Cenni storici

Da secoli questo meraviglioso materiale esercita sull’uomo un fascino profondo ed ambiguo; il cristallo separa e mostra, contiene e nel contempo rivela, delicato segnale alla via dell’immaginario.
Sono di cristallo lo specchio degli incantesimi, la sfera che ci mostra il futuro, la scarpina di Cenerentola. Una fitta rete di simboli cristallini accompagna la nostra esistenza. Forse la fascinazione deriva dalle materie che servono a crearlo e dal loro trasformarsi a contatto del fuoco.
Un po’ come avveniva nei laboratori degli iniziati che ricevevano l’Arca arcanorum, la pietra filosofale della felicità e ricchezza.

L’origine del vetro è antichissima e tuttora misteriosa. Fenici ed Egiziani si contesero per secoli il primato di averne scoperta la fabbricazione.
Una leggenda Fenicia racconta che, circa nel 3.000 A.C., alcuni mercanti tornando dall’Egitto con un grosso carico di “natron” (ns. carbonato di sodio), si fermarono una sera sulle rive del fiume Belus per riposare.

Non avendo pietre a disposizione su cui collocare gli utensili per la preparazione delle vivande, presero alcuni blocchi di “natron” e vi accesero accanto il fuoco che continuò poi a bruciare per tutta la notte.

Al mattino i mercanti videro con stupore che, al posto della sabbia del fiume e del natron vi era una materia sconosciuta, lucente e diafana. I Fenici intuirono immediatamente l’importanza della scoperta e organizzarono nelle loro città di Tiro e Sidone un’industria che iniziò la produzione dei più svariati oggetti con il nuovo fulgido materiale: il vetro.

Anche gli Egiziani si appropriarono della nuova scoperta: nei loro sepolcri, costruiti 4.000 anni A. C. sono stati rinvenuti amuleti e oggetti plasmati con il vetro.
Gli stessi Etruschi e Romani si servirono del vetro per costruire vasi di diverse dimensioni: bottiglie, anfore e boccette per profumi, spesso finemente lavorate.

Nel medioevo a Venezia si conservò ed affinò l’arte vetraria che vi aveva avuto inizio verso il X secolo, grazie ai frequentissimi contatti con la città di Bisanzio la quale rimase per lungo tempo un centro per la produzione del prezioso minerale. Da qui la nuova arte si diffuse in tutta l’Europa.
Nel 1600, gli “alchimisti” Inglesi scoprono, cercando di rendere il vetro più tenero alla lavorazione della molatura, un tipo di vetro: puro, trasparente e luminoso come il diamante: IL CRISTALLO

Gli inizi della produzione del Cristallo a Colle di Val d'Elsa

Anche in questa cittadina Toscana fin dal secolo XIV si lavorava il vetro, come si evince da una delibera del 1331 del Comune di Colle di Val d’Elsa che vietava di vendere legna comunale alle fornaci da bicchieri; …nulla persona possit portare od vendere ad aliquam fornacem Bicchierorum de lignis silve comunis de colle…

Fino dai tempi più lontani l’attività raggiunge un grado di perfezione tale da imporsi in un raggio assai vasto. A Firenze, essendosi manifestate verso la fine del secolo XVI preoccupazioni per la concorrenza industriale di altri Stati, il Granduca promulga l’ordinanza del 2 Aprile 1577, intesa ad abolire il vetro “forestiero” nello stato fiorentino. Poiché allora in Firenze non esistevano vetrerie per bicchieri e vasellame, appare evidentissimo che l’ordinanza fosse proprio indirizzata a proteggere le vetrerie Colligiane.

Ma la moderna industria del vetro comincia a Colle assai più tardi, per opera di alcuni Francesi e Tedeschi per essere perpetuata dai nostri concittadini.

Breve Storia delle Vetrerie Colligiane

Verso i primi dell’800, alcuni francesi della famiglia Mathis originaria dell’Alsazia-Lorena, comprano in Colle una parte dell’antico convento degli Agostiniani, e vi fondano una modesta vetreria.
La scelta di questa iniziativa cade sulla “città di Arnolfo” per via dei numerosi boschi esistenti nei dintorni e per la possibilità di reperire nelle vicine terre il quarzo, il manganese ed il bario che occorrono per la produzione del vetro.
Al posto della potassa viene adoperata le cenere ricavata dalla combustione del legname che occorre in quantità copiosa.
Vi si aggiunge poi anche il marmo della vicina “montagnola senese” per ottenere un prodotto lucente e pregiato. La manodopera specializzata è tutta Francese: ai maestri vetrai é fornito vitto ed alloggio, oltre ad una elevata paga quotidiana.
I Mathis, sfortunati commercianti, falliscono nella loro impresa e l’industria viene rilevata verso la metà del secolo scorso dal signor Schmid il quale vi introduce per conoscenza pregressa la fabbricazione del cristallo che in pochi anni acquista grande rinomanza. Tra gli altri meriti si deve attribuire all’industriale Tedesco quello di avere istruito delle maestranze colligiane le quali prendono ben presto il posto di quelle straniere, guadagnandosi ovunque nel mondo la più alta stima professionale.
La merce prodotta dalla “Fabbrica di Cristalli Giov. Batt. Schmid” è apprezzatissima per la bellezza del materiale che risulta dalla composizione di varie sostanze di cui il bavarese conosce il segreto, e si diffonde in tutti i mercati nazionali ed esteri.
Alla morte dello Schmid l’industria attraversa un periodo di decadenza; ripresa nel 1917 dal Cav. Alfonso Nardi, ritrova ben presto il suo prestigio.
Nel 1921 le due fabbriche di vetro allora esistenti: la “Elsana” e la “Fabbrichina”, di proprietà della Filippo Lepri & C., si fondono in un unico complesso sotto la sapiente guida del colligiano Comm. Gran. Uff. Modesto Boschi che conduce la sua azienda ai più alti successi commerciali e sociali. Nel periodo di maggiore floridità la vetrerie Boschi giungono ad occupare più di 500 operai; poi per varie e complesse ragioni, il grande complesso industriale entra in una crisi profonda che si conclude con la definitiva chiusura ed il licenziamento di molte maestranze.
Dal disgregamento della “Boschi” sorgono vari stabilimenti grazie all’intraprendenza ed allo spirito di iniziativa di alcuni colligiani che avevano prestato opera in quella azienda.

Origine della Cristalleria COLLEVILCA

Nel 1947 i fratelli Franco e Mario Brogi, già stimati artigiani in Colle, si recano presso la Waterford in Irlanda e la Glass Fabrik Sigeuart in Svizzera, dove sperimentano forme diverse di espressione nel cristallo e possono confrontare le proprie esperienze con quelle delle grandi aziende europee.
Reduci dal quel proficuo percorso, nel ’58 fondano in Colle Val D’Elsa la Cristalleria Vilca.
Nel 2003 il figlio di Franco: Giampiero e le figlie di Mario: Laura, Patrizia e Frida, acquistarono la famosa cristalleria COLLE, unendo le due aziende in un unico stabilimento e marchio.

Attualmente la COLLEVILCA è l’azienda italiana che custodisce e tramanda la grande tradizione artigianale della lavorazione del cristallo, che produce unicamente nel proprio stabilimento, in Colle di Val d’Elsa. (Siena, Italia)

Come si ottiene il cristallo

Il Vetro ed il cristallo sono due materiali che si ottengono anche attraverso un processo di fusione, cioè per raffreddamento di una massa di particolari componenti portata alla liquefazione è possibile ottenere lo stato vetroso.

Non tutte le sostanze, raffreddate sia pure bruscamente dallo stato liquido, sono capaci di assumere lo stato vetroso, anzi la maggior parte degli elementi e dei composti riassumono nel raffreddamento lo stesso stato che possedevano prima della fusione (es. i metalli).

Tra le sostanze più comuni, quelle in grado di esistere allo stato vetroso sono: la silice, l’anidride borica e l’anidride fosforica. Queste sostanze sono dette appunto VETRIFICANTI e la loro presenza è necessaria in misura preponderante in una composizione finalizzata ad ottenere un vetro.

Un vetro costituito ad esempio da sola silice sarebbe difficilmente realizzabile. Infatti, poiché come si è detto è necessario portare la materia prima alla temperatura di fusione e, poiché il punto di fusione della silice è di 1700° C., sarebbe necessario disporre di forni capaci di raggiungere tali elevatissime temperature, inoltre un vetro siffatto risulterebbe difficilmente modellabile.

Nella fabbricazione dei vetri comuni si aggiungono pertanto alla silice altre sostanze, in particolare composti di sodio e di potassio, che hanno il compito di abbassare la temperatura di fusione della silice e di ottenere quindi una massa liquida a temperature più basse e quindi più facilmente raggiungibili, tali sostanze si chiamano per questo FONDENTI.

I Vetri fatti aggiungendo alla silice solo sodio e potassio risultano assai instabili, nel senso che essi risultano solubili in acqua, quindi aggredibili dagli agenti atmosferici (per es. Vetro comune

Da qui la necessità di aggiungere nella composizione del vetro comune anche altre sostanze dette appunto STABILIZZANTI che consentono la formazione del VETRO-CRISTALLO.


Materie Prime.

Materie prime fondamentali:
    Vetrificanti
    Fondenti
    Stabilizzanti

Materie prime accessorie:
   Affinanti
   Decoloranti

VETRIFICANTI: Sono le materie prime i cui ossidi possono da soli costituire un vetro.
  Anidride Silicica, Silice – (Sabbia e Quarzite)
  Anidride Borica – (Acido borico, Borace)
  Anidride fosforica – (Fosfato di calcio, Fosfato Sodico, Ceneri animali e vegetali)


FONDENTI: Hanno la funzione di abbassare il punto di fusione della silice.
  Ossido di Sodio – (Cloruro sodico o sale, Solfato sodico, Carbonato Sodico)
  Ossido di Potassio – (Carbonato potassico o Potassa)

STABILIZZANTI: Conferiscono al vetro la stabilità chimica cioè impediscono la solubilità agli agenti.
  Ossido di Calcio – (Carbonato di calcio, Dolomite)
  Ossido di Magnesio – (Magnesite, Dolomite)
  Ossido di Alluminio – (Allumina idrata, Caolino)
  Ossido di Bario – (Carbonato di Bario, Nitrato di Bario)
  Ossido di Piombo – (Minio, Litargirio)
  Ossido di Zinco – (Bianco di Zinco, Carbonato di Zinco)

AFFINANTI: Hanno la funzione di omogenizzare la massa fusa rendendola più “pura”.
  Anidride Arseniosa – (Antimonio)

Differenza tra Vetro e Cristallo

La differenza sostanziale tra Vetro e Cristallo è data dalla presenza dell’ossido di piombo. La presenza di quest’ ossido impartisce al vetro alcune caratteristiche che lo rendono particolarmente interessante. Il PbO, infatti, fa sì che la densità del vetro e quindi l’indice di rifrazione aumenti notevolmente. In tal modo il vetro si avvicina alle proprietà ottiche del diamante: la luce che lo colpisce viene rifratta in modo più deciso che con il vetro normale, dando quindi quell’effetto di grande brillantezza tipico del vetro al piombo.
L’effetto è tanto maggiore quanto maggiore è il contenuto in Ossido di Piombo, solamente i vetri che ne contengono almeno il 24 % in peso hanno per legge il permesso di essere chiamati CRISTALLI oppure Vetro Cristallo. Un’ aggiunta così elevata di Ossido di Piombo, o addirittura superiore conferirebbe una tonalità giallastra al vetro. E’ solo la sapiente correzione nella composizione del vetro operata da chimici specializzati in concerto con Maestri Vetrai che rendono il vetro al piombo chiaro, trasparente, brillante, stabile, degno di essere chiamato CRISTALLO.

Può il Cristallo essere tossico a causa della presenza del Piombo?

La maggiore sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti della tossicità dei prodotti destinati all’uso alimentare ha alzato il livello di guardia nei confronti di alcune sostanze presenti nel cristallo, potenzialmente nocive per la salute.
La sostanza presente nel cristallo sulla quale si é focalizzata l’attenzione dei ricercatori negli ultimi anni è notoriamente il Piombo.
Recenti e sofisticate ricerche scientifiche condotte per conto della COLLEVILCA e mirate alla esaltazione delle caratteristiche estetiche del prodotto, nonché alla stabilizzazione degli elementi contenuti nella mescola, consentono attraverso una nuova composizione di abbassare ampiamente al di sotto dei livelli consentiti dalla pur severa normativa CEE, gli indici di cessione del piombo nel cristallo COLLEVILCA, come attestano i test a cui regolarmente la COLLEVILCA sottopone i propri prodotti e che vengono riportati nella garanzia ad ogni manufatto posto in vendita.
Il risultato estetico è poi evidente ed ancor più avvalorato da riscontri scientifici in materia di rifrazione, classificazione idrolitica, percentuale di piombo

Test di Laboratorio

Il Cristallo COLLEVILCA è quanto di meglio si possa trovare sul mercato.
Da test comparativi effettuati, risulta il più trasparente ed uno dei migliori per brillantezza.
Esso abbina in maniera unica le prestazioni di Sonorità, Brillantezza, Trasparenza e Resistenza alla Lavastoviglie. Una composizione bilanciata che permette di avere inesistenti cessioni piombo nella bevanda e ampio rispetto delle norme vigenti (69-493 CEE).

La sua Brillantezza è caratterizzata da un alto Indice di Rifrazione nD >1.56.
(misura effettuata secondo norma nel campo visibile a 589.3 nm).

La sua trasparenza è unica se si pensa che riesce a trasmettere, su spessori di 30mm di vetro, la luce per un valore di L >95.5 unica nel suo genere (L aria = 100), misurata secondo CIE , L*a*b* 1976.

Il suo colore residuo è vicino al bianco assoluto (aria), misurato sempre a 30 mm di spessore, il valore del Fattore di non colore è F 0.013.

La resistenza alla lavastoviglie unica per un cristallo al piombo, secondo Normativa EN-12875, garantisce minimo 500 cicli di lavaggio che, in una pratica normale corrisponderebbero ad un uso illimitato del prodotto nel tempo.

La Sonorità, creata dall’alto contenuto di piombo, emette una lunga frequenza di suono armonioso, inconfondibile e durevole, cosa che i vetri o cristallini senza piombo non emuleranno mai.

Una composizione bilanciata che permette di avere bassissime cessioni piombo nella bevanda e ampio rispetto delle norme vigenti (69-493 CEE).
Valori impressionanti che, misurati a spessori minori, darebbero luogo a numeri ancora migliori!
Ma la validità di presentare valori a spessori maggiori è quella di dimostrare che COLLEVILCA non fa solo calici, ma anche altri articoli e che la sua qualità è garantita per tutta la gamma e per tutti gli spessori.